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Digital transformation: non si innova con il sito web aziendale

Digital transformation: non si innova con il sito web aziendale

L’ultimo decennio è stato decisivo per il “sistema impresa”. Innovazione di mercati e modelli di business -digital transformation- investono tecnologie, cultura e relazioni.

A livello globale, il salto tra il vecchio e nuovo è palpabile e ultraveloce ma a livello locale lo scarto tra chi innova e chi resiste è marcato dalla mancata corrispondenza tra i benefici del “digitale” e il valore prodotto all’interno del sistema impresa. Vengono meno importanti assetti competenziali e aggiornamenti su importanti know-how che l’innovation management ha messo a disposizione dell’industria 4.0. Le aziende nel complesso inseguono un cambiamento che ha le sue basi più solide nell’incertezza e in strategie commerciali di breve periodo.

L’accesso ad un nuovo modo di comunicare (di esistere sul web) ha dilatato le piazze, i mercati e il pubblico al quale possiamo rivolgerci ma anche dato un’erronea percezione delle tecnologie che adoperiamo. Ed ecco che “innovazione” finisce con l’assumere connotazioni zoppicanti e incompiute per il solo fatto di esserne incastrati in un quotidiano fatto di tecnologie sempre più smart e fruibili.

Innovazione non è web site aziendale

Innovazione non si riduce con una mera introduzione di nuove tecnologie digitali nelle strategie aziendali; investe concetti e modi di operare, si dota di logiche e strumenti che modificano l’organizzazione, l’immagine e la percezione dell’impresa al suo interno (dipendenti e network collaborativo) e all’esterno (utenti, consumer, prosumer e stakeholder).
Innovazione implica progettazione come anche ingegnerizzazione di prodotti, mezzi di distribuzione e metodologie di analisi delle performance. Concetto molto caro alle Startup innovative, quello della business innovation, altro non è che: tradurre, nel più breve tempo possibile, i mutati e mutevoli obiettivi in valore con gli strumenti che più si adeguano al caso.

Digital transformation è una leva che crea valore

La necessità improcrastinabile di applicare gli sviluppi del digitale al modo di fare impresa non è demagogia solo perché il mondo si muove in questa direzione ma è un’opportunità per creare valore pressoché garantito. Si tratta di una crescita stimata e prevedibile perché in grado di sfruttare standard e modelli già consolidati, a supporto di pianificazioni e misurazioni orientate alla massimizzazione dei risultati sperati. Si tratta di assumere una strategia come insieme pianificato di scelte commerciali operative e finanziarie tenendo conto dell’ambiente e delle risorse disponibili.

L’industy 4.0 nasce anche nell’ottica di abbassare i costi e i tempi di adattamento e, se in passato un aumento di profitto aveva a che vedere unicamente con un aumento della produzione oggi questa stessa ambizione può passare dalla personalizzazione/customizzazione che non implica per forza investimenti elevati. Vengono in soccorso elementi come:

  • Realtà virtuale per nuovi o migliorati servizi di assistenza tecnica, ideali anche per architecture design e per i più recenti sviluppi in campo medico.
  • Droni e robot per la manutenzione o la produzione stessa, 
  • Knowledge management e machine learning per rispondere a inefficienze amministrative o per gestire intere organizzazioni o relazioni.
  • Modelli di organizzazione orientati allo smart working e al remote che modificano radicalmente la ricerca, la selezione e la gestione di operatività ed efficienza delle risorse.

Il digitale opera mettendo in mostra incalcolabili benefici, primo tra tutti l’internazionalizzazione, che non si ottiene, ad esempio, traducendo il sito web aziendale in inglese e aspettandosi che magicamente arrivino nuove commesse dall’estero; piuttosto (se questo è l’obiettivo) si ricercano, ottimizzandoli, strumenti di finanza per il medio e il lungo periodo, una nuova sede, una nuova catena di distribuzione o nuovi partner commerciali in grado di intercettare il target sperato. Significa studiare il modo di attirare investitori e analizzare bene il contesto in cui si pretende di operare. Aprirsi al digital, all’innovazione tecnologica permette di individuare nuove leve per molteplici e variabili direzioni in grado di generare nuovi profitti.

Winston Churchill

Non sempre cambiare equivale a migliorare ma per migliorare bisogna cambiare

  • Un e-commerce può espandere i propri canali di vendita o ritagliarsi una nicchia tra il pubblico che sappiamo più incline a un prodotto a un servizio. Con un e-commerce ben gestito è possibile ottimizzare risorse produttive e di magazzino, ridurre il rischio e gli investimenti ottenendo marginalità positive, magari diversificando i canali di vendita o intercettando anticipatamente variazioni di domanda.
  • Adottare nuovi modelli di distribuzione, magari con una logistica più automatizzata può migliorare il sistema delle consegne e l’efficienza in termini di velocità e costi.
  • Gli apporti dell’intelligenza artificiale (AI) l’informatizzazione e l’automazione dei dati (IoT) permettono di acquisire nuove e più efficaci informazioni per acquisire nuovi lead, migliorare rapporti commerciali (B2B o B2C)
  • Per la stessa ragione la nuova frontiera dell’analisi dei dati permette di dotarsi di strategie mirate di marketing e re-targeting in grado di svelare e prevenire la propensione dei consumatori, indirizzare tra le cose una comunicazione con il cliente più stabile, paradossalmente più reale perché in un certo senso le risposte sono maggiormente prevedibili e ci riscopriamo in grado di anticipare questi bisogni customer oriented.
  • Innovare significa poi anche dover ripensare al sistema delle partnership, la direzione suggerita è quella dell‘integrazione di ecosistemi più ristretti ma ognuno utile all’altro. Un network di aziende connesse e collegate ad una produzione sostenibile e ottimizzata, secondo un ciclo autosufficiente come fosse una comunità pensata a sostenersi vicendevolmente.
  • Il tradizionale processo di progettazione (di beni o servizi) si contamina con l’idea del lancio e dello sviluppo con modelli più veloci e dinamici , come quello che abbiamo analizzato quando abbiamo parlato di “The lean startup” modello in cui l’MVP (minimal viable product ) è fulcro di innovazione e/o apprendimento al minor costo prevedibile possibile.
  • Se c’è una cosa che la velocità richiesta dal mercato ci ha insegnato è che per alcuni versi verticalizzare è la risposta a problemi di adattamento. Concentrarsi su servizi o prodotti vieppiù specifici, rendersi indispensabili, “i migliori“, un’eccellenza, non compromette la qualità solo perché riduce il ventaglio delle opportunità ma consente di concentrarsi sul meglio che possiamo offrire.

Business Innovation e digital divide

Esistono esempi sul territorio nazionale e locale di aziende aperte al digital (non numerose come ci si aspetterebbe), tuttavia ciò di cui si avverte di più la necessità è una coincidenza con risultati reali e di lungo periodo, in parte è dovuto a un problema culturale, di digital divide, appunto.
Pur riconoscendo l’esigenza di “restare al passo” faticano a rispondere al cambiamento perché ne ignorano implicazioni, meccanismi e caratteristiche. “Mancano le figure professionali adeguate a far crescere lo sviluppo dell’Industria 4.0 o a tenerle aggiornate“.
In un settore costruito, per lo più lungo tutte le sfaccettature che internet e il web hanno prodotto, la difficoltà risiede nel saper gestire le informazioni a disposizione e affidarsi ad esperti di IT, comunicazione e project management. Il discrimine non può esser rappresentato da chi è in grado di farci risparmiare sull’implementazione di un processo innovativo, sul sito web aziendale o sull’e-commerce; la scelta strategica e fondamentale per nuovi modelli di business delle nostre PMI, tipico delle startup innovative, deve piuttosto puntare a introdurre metodologie e procedure collaudate in grado di adattare l’organizzazione alle opportunità di queste sfide, indispensabili per competere sui mercati.

Digital transformation: non si innova con il sito web aziendale
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Le imprese devono tornare a fidarsi degli esperti, saperli selezionare e saper interpretare le necessità del proprio ambiente. Fare della customer experience, un valore sul quale edificare il proprio cambiamento, delle nuove tecnologie, i veicoli motorizzati di un valore intrinseco all’attività e delle performance di prodotto o processo, lezioni di apprendimento e cambiamento quando il caso lo richiede.

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Copywriter e SMM presso AppsOnRails

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