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Retail 4.0: il futuro delle vendite al dettaglio

Retail 4.0: il futuro delle vendite al dettaglio

Nel futuro anche il retail si fa intelligente per soddisfare aspettative che stanno sotto gli occhi di tutti.

Vendere online è una realtà (da molto tempo ormai) e con Retail 4.0 il mercato e la sua distribuzione si aprono a nuovi modelli innovativi, che integrano vecchie e nuove esigenze, analogico e digitale per una massiva presenza omnicanale.

Nella fusione sempre più evidente tra offline e online, dinamiche di consumo e marketing mettono in forma il Retail 4.0 che agisce in funzione della Customer Experience.

Nuovi business, strategie e soluzioni, per nuovi target e mutate psicologie. La digital transformation, IoT, automazione e AI celebrano il mondo delle APP e dell’interattività automatizzata per produrre e fornire beni e servizi. L’ultima frontiera della distribuzione coincide con il bisogno di soddisfare non solo un nuovo tipo di domanda ma aspettative di utenti sempre più smart in grado di fare di un acquisto un’esperienza, ripetibile e condivisibile.

Le domande che il presente pone: come vendere, come produrre?

Il mercato globale e quello locale rispondono interpretando un quotidiano fluido, espanso e digitale. Cerchiamo il nostro fioraio e il nostro panettiere sui social network così come lo facciamo per i grandi brand. E ognuno di noi si impegna a mostrare il volto migliore che possiamo. Questa è resistenza. Adattamento ad una realtà che pretende la nostra esistenza anche (e soprattutto) online.

Retail 4.0, Smart Manufacturing, Smart Supply Chain e Industry 4.0: tra linguaggio impositivo e ritardi culturali rispetto agli altri paesi industrializzati (con i quali l’Italia può ancora competere) registrano considerevoli passi avanti e, nel post di oggi proviamo a ripercorrere alcuni casi di successo, di aziende attente alle esigente del mondo che cambia.

Il retail si ridisegna per alleggerire e ottimizzare operazioni di back-end e front-end, utilizza con creatività tutto il paniere dell’innovazione e, caso per caso, edifica veri e propri negozi sulle specifiche del pubblico. Già nel corso del 2017 gli analisti McKinsey in The future of Retail evidenziavano le opportunità della digitalizzazione in-store e on-line dei negozi e della distribuzione in generale, in termini di vantaggio competitivo. Oggi, l’apertura a questi nuovi modelli, appare una prova incontestabile di quelle stesse ragioni.

Retail 4.0: il futuro delle vendite al dettaglio
In soli 4 mesi il settore delle spedizioni, ad esempio, ha registrato un’impennata contro ogni previsione

Nel futuro della distribuzione i prodotti e i servizi vengono ripensati a misura della propria nicchia di mercato, le applicazioni sono pressoché senza freni. L’errore più grande che si possa fare è fraintendere questo momento come momento passeggero, perché il cambiamento era già in atto, ed è opportuno farsi trovare pronti a recepirlo e tradurlo in realtà di impresa.

Digitale e i social media producono una certezza che ogni istante si auto-rigenera: il volantino non basta più, il 6×3 per strada non è più essenziale, così come non lo sono i gadget “brandizzati” distribuiti in-store. Ciò su cui si insiste è la personalizzazione del servizio per gli individui. Strumenti e strategie di intelligenza all’interno del negozio, fisico o digitale che sia: inventari, ordini, sicurezza interna, gestione di magazzino, esposizione ed allestimento, assortimento dei prodotti e sistemi di pagamento, costituiscono tutta una serie di realtà digitalizzabili, come:

  • NFC e portafogli mobili per i pagamenti attraverso il proprio smartphone
  • RFID per la memorizzazione di etichette elettroniche
  • Totem interattivi e supporti digitali touch-screen per ordini, acquisti o consultazioni.
  • Videocamere di sorveglianza e sistemi di controlli termici sempre più avanzati
  • barcode, QR Code, Data Matrix e SmartCode anche per il semplice biglietto per l’autobus
  • wifi, cloud e social media per connettersi al mondo di clienti potenzialmente illimitato.

Study Case / Retail 4.0

Il primo grande esempio che viene in mente quando si parla di retail e innovazione è Amazon. L’intuizione di Bezos che 1995 lo porta a “vendere libri on-line” diventa in poco tempo la più importante industria di logistica e del commercio. L’interfaccia grafica scarna ma facile da navigare, il sistema di consultazione gratuito, quello delle recensioni dei consumatori, la velocità delle consegne e l’ampia scelta dei mezzi di pagamento hanno segnato (e continuano a farlo) l’enorme vantaggio competitivo che lo rende oggi un colosso mondiale con oltre 500 mila dipendenti in tutto il mondo.

Retail 4.0 è anche adeguamento customer oriented. Aspettative e tendenze, tradotte in nuovi modelli concettuali di erogazione di beni e servizi:

  • Totem interattivi in-store per ordinare e pagare il pranzo come quelli del Mc Donald e di Burger King.
  • Uffici postali privati che hanno rimodulato l’intero concetto di spedizioni sulle specifiche emerse dagli acquisti on-line. Primo tra tutti Canada Post, che nel 2015 ha lanciato gli uffici-negozi postali Drive Thru, aperti tutti i giorni H24 con camerini prova per velocizzare i resi, QR Code per ritirare pacchi anche drive-in e pagamenti diversificati e digitalizzati.
  • Anche Retuna Recycling Gallery (Svezia) secondo Kikilab, rientra in uno di questi modelli in grado di unire vecchio e nuovo per offrire ai consumatori l’adesione ad un’esperienza condivisibile. Il centro commerciale del riuso nasce per ridurre i costi di smaltimento comunali di una discarica nei pressi di Stoccolma. I negozi al suo interno, circa quindici, ricevono gratuitamente i materiali da trasformare, rimettono a nuovo mobili, materiali per l’edilizia, apparecchiature elettroniche e anche abbigliamento; affiancati dalla presenza di bar e ristoranti che promuovono il concetto del consumo etico e sostenibile, del cibo biologico e a km0.
  • In Spagna poi, per incentivare la presenza in-store di un target pressoché assente dalle profumerie s’è tentata la via di una startup di sorelle che ha pensato di installare grandi schermi nei negozi e proiettare make-up tutorial di alcune note influencer di tendenza tra le teen-ager.

Cortilia / dall’e-commerce allo store fisico

La startup guidata da Marco Porcaro ha sviluppato un sistema che integra partnership con aziende dell’agroalimentare, vendita online e consegna di cibi freschi. “La campagna a casa tua” con più di 200 aziende in oltre 500 comuni del nord e del centro Italia nasce nel 2012 come market-place per evolversi velocemente verso un modello di retail a km0.
Sviluppatori e analisti hanno fatto della customer experience la linea guida di un business che privilegia il consumo etico e sostenibile. Le caratteristiche principali sono le consegne veloci, la qualità dei prodotti e, un software per ordini, consegne, partnership e gestione di magazzino.
La grande totalità degli acquisti proviene dal mobile, la navigazione è stata resa efficiente attraverso un’interfaccia dell’e-commerce snella, minimale e da un assortimento limitato ma sempre aggiornato.
L’utente processa on-line il suo ordine e nel giro di poche ore concorda il minuto esatto della consegna con il corriere. Il magazzino è organizzato con un sistema di voice-speaking che comunica con l’operatore la merce da impacchettare.
Anche il sistema delle consegne è studiato per incidere il meno possibile, l’applicazione suggerisce all’autista il percorso meno impegnativo per preservare l’usura dei mezzi refrigerati e il consumo di carburante.
La food company nasce per ridurre le inefficienze tipiche della grande distribuzione organizzata: decisioni strategiche e algoritmi del software sono elaborati su specifici standard qualitativi e quantitativi. Una razionalità che ha finito con il migliorare tutto l’indotto coinvolto, come il sistema delle relazioni con i fornitori e i produttori, per limitare sprechi, eccedenze di magazzino e consegne in tempi ridotti.
Le decisioni strategiche del team e la corretta gestione dei dati sono la punta di diamante di Cortilia; una giovane Startup che ha dimostrato di poter pianificare un business, a pieno titolo facente parte del Retail 4.0 attenta tanto all’utente finale quanto al consumo responsabile e a km0.
Non segna la disfatta del market sotto casa, né della vendita al dettaglio, solo il suo miglioramento. A Torino hanno già un punto vendita fisico, e desiderano aprirne degli altri, consapevoli che la qualità della fornitura e del servizio, che portano dentro le case possa essere meglio apprezzata se toccata con mano.

Ascolta il podcast di Enrico Pagliarini de ilsole24ore

Würth Automatic Store / dallo store al distributore automatico (passando per il digital)

ICAM e Hevolus Innovation hanno elaborato e implementato un punto vendita completamente automatizzato che unisce l’acquisto in-store con il ritiro di acquisti online. Si tratta di un BuyBox installato all’aperto sempre attivo, un mega distributore automatico di 13 metri per il quale si sono aggiudicati il Premio SMAU 2019 per l’Innovazione.
Il “touch point phygitale” elaborato per Wurth, colosso tedesco di accessori e materiali per l’edilizia e la meccanica, è la prima vending machine del settore; voluta fortemente per raggiungere le periferie senza dover per forza investire in costosi punti vendita tradizionali. Con questa soluzione outdoor si riducono poi, costi di affitto, costi fissi di gestione di utenze e personale e si mira alla totale autosufficienza della gestione di magazzino. Il software movimenta le merci, raccoglie gli ordini e segnala gli scaffali da rifornire, processa gli imballaggi e i pagamenti; per cui al cliente non resta che acquistare dal box o dal proprio smartphone ritirando il prodotto attraverso il QR Code.
La BuyBox studiata per Wurth è una di quelle di tecnologie scalabili che permetterebbe centinaia di differenti applicazioni in molti altri settori. Il modello fisico/digitale proposto è una sorta di modello ibrido tra negozio ed e-commerce che ad esempio, potrebbe essere installato all’interno o in prossimità di un centro commerciale, per alleggerire la gestione per determinate fasce di prodotti, per il ritiro degli acquisti online o anche fungere da cross-marketing per brand partner.

Epicura / digitalizzazione della cura

Piattaforma medico sanitaria elaborata dal team guidato da Gianluca Manitto, che va oltre il video-consulting. Si tratta a tutti gli effetti del primo laboratorio online d’Italia. Seppur non propriamente 4.0, la Startup di digital health si pone al centro del dibattito perché in grado di sfruttare più canali, perché orientata al bisogno dell’utente finale, perché digitalizza uno dei settori tipicamente fisico legato alla cura della persona umana e perché in grado di trasformare il concetto stesso di visita e prestazione sanitaria sopperendo a strutturali mancanze del settore.
On-line, off-line e telefonicamente, l’utente che qui è anche paziente, ha a disposizione una serie di servizi sanitari erogati direttamente dalla piattaforma. Tradizionale e digitale si fondono alla perfezione e con Epicura è possibile prenotare visite specialistiche e assistenza scegliendo un po’ come si fa con Uber.
Attivo H24, per ora solo in dieci città italiane, conta oltre 700 professionisti nel campo medico-sanitario, accuratamente selezionati e costantemente recensiti dagli utenti: il paziente sceglie giorno, data e ora dell’intervento e sulla base della prossimità entro 24 ore dalla prenotazione, la prestazione viene erogata.
Effettuano servizi su richiesta, a casa o in altre strutture di cura ma anche piani di assistenza per il tempo necessario al caso. Medici, specialisti, infermieri, fisioterapisti ma anche veterinari e massaggiatori sono solo alcune delle categorie che la piattaforma ospita.
Anche in questo caso la tecnologia adoperata consente di aprire una riflessione sui possibili servizi e consulenze cui poterla estendere. Si pensi all’idraulico così come all’elettricista come anche lezioni private o assistenza legale.

Attualmente nel nostro territorio sono attivi 42 mln di utenti, 38 di questi fanno acquisti su internet. Solo il 9% delle aziende segue strategie digitali, più della metà nel loro complesso dichiara di non avere risorse da destinare né intenzione di farlo, gli altri invece ammettono di non possedere strumenti, capacità e competenze per gestire questo cambiamento. Ci troviamo di fronte a consumatori fluidi che dimostrano di adoperare tutti i canali a disposizione (on-line, off-line, e-commerce e social commerce), in un futuro prossimo fatto di 5G su larga scala e green economy le tendenze da cavalcare sono più che evidenti, tenere il passo può fare la differenza. Entro il 2024 le nuove tecnologie infatti offriranno un’ulteriore spinta verso e-commerce, con connessioni 1000 volte più potenti gli utenti da intercettare sul web saranno 8 mld, secondo le stime. (Fonte)

 
Trovarsi nel cambiamento non ci rende esperti, ma non saperne approfittare ci rende invisibili. Il mercato urla la personalizzazione dei bisogni e dunque dei prodotti e dei servizi. Al centro c’è sempre il consumatore e siamo in grado di soddisfare le sue aspettative perché è sempre connesso e sempre pronto a comunicare preferenze e intimità.
Se Amazon consegna nel giro di tre giorni (ma anche meno) e permette il recesso gratuito anche il “piccolo negozietto sotto casa” deve essere pronto a offrire il medesimo trattamento. Giuseppe Stigliano e Philip Kotler in “Retail 4.0” lo dicono meglio “i nuovi player del digitale hanno dopato il mercato alzando l’asticella delle aspettative“. Per ambire allo stesso livello di concorrenza è quello il livello di efficienza che chiunque deve perseguire, che ci si trovi al mercato o sul web.

Retail 4.0: il futuro delle vendite al dettaglio
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Copywriter e SMM presso AppsOnRails

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